Helis.blog : “Francia e Spagna hanno un problema di democrazia”

Il movimento indipendentista Corsica Libera dal 2015 al 2021 ha fatto parte assieme agli autonomisti del primo governo nazionale còrso dai tempi dell’esperienza repubblicana di Pasquale Paoli e ha espresso il primo Presidente dell’Assemblea di Corsica indipendentista, Jean-Guy Talamoni. Il movimento ha inviato una sua delegazione ufficiale in Sardegna per presenziare al sit-in contro l’estradizione del presidente catalano in esilio Carles Puigdemont e per la democrazia in Catalogna. Helis ha potuto confrontarsi con Jean-Daniel Cortopassi, delegato della sezione di Bastia di Corsica Libera. Sassari, 04/10/2021. Corte d’Appello. Delegazione di Corsica Libera in attesa della sentenza sull’estradizione di Carles Puigdemont. Foto Marcello Saba Oggi qui a Sassari si ritrovano assieme esponenti indipendentisti di tre nazioni europee – Sardegna, Catalogna e Corsica – per sostenere il presidente Puigdemont e, probabilmente, ad assistere all’ennesima sconfitta dei tribunali spagnoli causata dalle leggi del sistema giudiziario europeo. Cosa accomuna il nostro impegno politico? Quali le analogie nei rapporti di forza tra le nostre nazioni, l’Europa e, rispettivamente, gli Stati italiano, spagnolo e francese? Siamo venuti qui in Sardegna perché il nostro dovere è sostenere il presidente Carles Puigdemont in quanto in questo momento interpreta e rappresenta il simbolo dell’indipendentismo nel mondo e in particolare in Europa. Per la Corsica, la Sardegna e la Catalogna la questione centrale e comune della lotta è quale sarà, nell’Europa di domani, il destino dei nostri diritti come quello alla libertà nazionale, all’autodeterminazione, al riconoscimento e alla liberazione dei prigionieri politici e dei ricercati. L’Europa attuale, gli Stati attuali, sono caratterizzati dalla negazione di questi diritti. Ed è per questo che noi dobbiamo necessariamente continuare il nostro impegno e la nostra lotta. Per noi piccoli popoli senza Stato è importante unirci alla Catalogna nel suo cammino verso la libertà e verso una nuova Europa di popoli liberi ed emancipati. Nel nostro caso l’indipendentismo moderno è impegnato in una lotta lunga quaranta anni. Sassari, 04/10/2021. La delegazione di Corsica Libera incontra Jordi Sanchez, ex presidente dell’ANC che ha scontato anni di carcere per le manifestazioni nonviolente catalane. Al centro Jean-Marc Rodriguez, sindaco di Venacu e responsabile delle relazioni internazionali di Corsica Libera. Foto Marcello Saba Il fatto che i tribunali di tutta Europa non stiano assecondando le richieste spagnole di arrestare Puigdemont è un fatto importante. Ma rimane comunque lo scoglio degli Stati che impediscono l’espressione democratica della volontà popolare o che ignorano totalmente i risultati delle elezioni territoriali. Cosa possiamo fare dal vostro punto di vista? Sicuramente, è molto importante. Ma effettivamente rimane il problema degli Stati che in tutta Europa non accettano che i popoli siano padroni del proprio futuro. Dobbiamo continuare a impegnarci, dobbiamo attivarci nelle strade, nelle comunità, a livello istituzionale; dobbiamo far capire alla gente l’importanza di far crescere un popolo, di rafforzare le sue istituzioni per costruire un Paese che non dipenda dalla Francia, dalla Spagna o dall’Italia. Abbiamo il diritto storico ad essere padroni del nostro futuro. Quindi dobbiamo dibattere, confrontarci con la gente, per la strada e nelle sedi europee, per far sì che un domani questi nostri popoli e queste nostre nazioni senza Stato possano accedere al diritto all’autodeterminazione. D’altronde i nostri sono popoli con una Storia di libertà, siamo già stati liberi nel corso della Storia. Dobbiamo continuare a incontrarci. Dobbiamo coalizzarci e fare pressione in Europa per rivendicare la nostra Storia e i diritti che ci spettano. Sassari, 04/10/2021. Antone Simoni di Corsica Libera con Elisenda Paluzie, presidente dell’ANC. Foto Marcello Saba La Francia accetta che in Nuova Caledonia – collettività d’oltremare che ha rappresentanti nel Parlamento francese – vengano celebrati referendum sull’indipendenza mentre nei confronti del Governo còrso c’è una totale chiusura al dialogo anche su temi molto più semplici come l’autonomia e lo status della Lingua còrsa. Come si spiega questa differenza di trattamento così grande? Penso che la differenza sia semplicemente il fatto che la Corsica è molto vicina alla Francia, nel mezzo del Mediterraneo. Se un domani la Nuova Caledonia diventerà indipendente – tanto meglio per loro – per i francesi si tratterà di una cosa lontana, impalpabile, con poco impatto sull’opinione pubblica. Al contrario la Francia non accetta il dialogo con la vicina Corsica e rifiutando il dialogo non prende in considerazione il voto indipendentista e autonomista che ha espresso maggioranze di governo molto ampie. La Francia in Corsica ha un problema di democrazia. Sassari, 04/10/2021. Delegazione di Corsica Libera con Elisenda Paluzie (ANC), esponenti di iRS e SNI. Sulla destra l’eurodeputata in esilio Clara Ponsatì e Jordi Mirò, presidente di Estat Català. Foto Marcello Saba Nell’ultima sua visita in Corsica il presidente francese Emmanuel Macron ha pronunciato un discorso nel quale ha semplicemente ignorato le reiterate proposte di dialogo del Governo còrso. Una situazione abbastanza umiliante e imbarazzante a livello istituzionale aggravata dall’inopportuna decisione di perquisire personalmente all’ingresso dell’incontro pubblico le più alte cariche istituzionali còrse compresi i Sindaci come quello di Aiacciu che non sono neanche indipendentisti. L’immagine di un presidente francese che viene nel nostro Paese – in una regione amministrativa francese, dal suo punto di vista – e rifiuta totalmente il dialogo con un Governo eletto con il 57% dei voti equivale ad affermare che per lui in Corsica i nazionalisti semplicemente non esistono, non esiste il popolo. Dove sono i diritti? Dov’è il diritto alla libertà? Dov’è la democrazia? Da molti anni gli indipendentisti e gli autonomisti gestiscono l’Assemblea di Corsica. Come può il presidente francese non tenere in in considerazione i risultati elettorali e la legittimità delle istituzioni còrse? Lo stesso problema esiste nella porzione di Paese Basco amministrato dallo Stato francese. Delegati di Corsica Libera con Jordi Sanchez e Simone Maulu (iRS/Helis). Foto Marcello Saba Dal punto di vista dell’indipendentismo sardo l’esperienza della lista unitaria Pè a Corsica dal 2015 in poi è stata qualcosa di molto entusiasmante che ha dato speranza e ha ispirato processi di dialogo e riavvicinamenti politici e umani. Vedere come è finita e vedere come poi sono andate le elezioni ha instillato in noi una profonda tristezza. È crollato una sorta di mito. Ora ci chiediamo come la base, gli attivisti, i militanti, hanno vissuto questa separazione, questa interruzione improvvisa di un accordo che, secondo i patti, avrebbe dovuto essere decennale. Nel 2015 al secondo turno delle elezioni territoriali còrse abbiamo costruito un’alleanza storica tra autonomisti e indipendentisti che ha consentito ai nazionalisti di vincere il secondo turno. Due anni dopo, per le successive elezioni, l’unione è stata riproposta e ha ottenuto un nuovo risultato storico perché il 57% dei cittadini còrsi, autonomisti e indipendentisti assieme, hanno detto a gran voce che la Corsica non è un dipartimento francese. La convivenza tra autonomisti e indipendentisti non è semplice ma sui temi dell’amministrazione concreta, sui problemi quotidiani del nostro popolo, è utile e normale che le due anime lavorino assieme e sostengano insieme un progetto comune. Chiaramente autonomisti e indipendentisti non sono la stessa cosa, ma siamo riusciti a lavorare assieme. Purtroppo però, in Corsica come in altre parti d’Europa, al di là delle differenze ideologiche c’è un problema di uomini e di carrierismo. Bisogna dirlo onestamente. Il movimento di Corsica Libera e le varie sigle che lo hanno preceduto hanno portato avanti la lotta indipendentista per decenni, hanno lavorato molto, hanno scontato anni di carcere, si sono impegnati nel governo assieme agli autonomisti. In cambio gli autonomisti hanno preso tutto questo lavoro e lo hanno sprecato in nome di un loro cammino solitario ispirato da una non meglio identificata necessità di costruire alleanze tra la destra e la sinistra. Ma per noi questo non è un progetto politico, il vero problema è questo. L’alleanza tra noi e gli autonomisti aveva coinvolto la gente. Ora che questa esperienza è stata interrotta non possiamo fermarci, dobbiamo continuare nella nostra battaglia. Quali sono le prospettive attuali di Corsica Libera nelle istituzioni e nella società? Due mesi fa alle elezioni abbiamo ottenuto il 6.9%, un bel risultato che però per un centinaio di voti non è stato non sufficiente a farci entrare con le nostre forze nel Parlamento e a ottenere più di un eletto. Oggi Josepha Giacometti porta la voce di Corsica Libera nelle istituzioni e continuerà a lavorare con il movimento. Corsica Libera, sia nell’Assemblea sia in strada, continuerà a muoversi e a lottare. Tra qualche giorno terremo un’assemblea nazionale nella quale faremo ripartire il movimento su una base politica chiara, per definire il ruolo e il lavoro degli indipendentisti negli prossimi anni. Per riprendere la strada.

Aprile #136 : Eccu lu !

U Ribombu Internaziunale #136 d'Aprile 2021 ha da esce : U prugramma : - Corsica Libera : Sustegnu à AP.Vivoni è l‘affare Streiff in Siscu. - Un chu en corse : La condition d‘une indépendance sanitaire de l‘île - Odarc : "Remettre le développement au coeur de l'action" - Syndicat Mixte de l'Abattage en Corse par Pierre-José Filipputti - Adecec Voce Nustrale : Pasquale Paoli, ritrattu d’un omu di quarant’anni - Associu Sulidarità : Prisonniers politiques, la triple peine https://uribombu.corsica/produit/n136-aprile-du-2021/ Pour les abonnés, choisissez simplement "ajouter au panier" puis confirmer votre commande dans votre panier. Vous pourrez directement le télécharger. www.uribombu.corsica

Cartulare : E rumenzule

Un bref historique L’origine même de la crise des déchets en Corse peut remonter dès les années 60/70 avec un changement drastique de notre consommation, qui a automatiquement engendré, de plus en plus de déchets. Afin de pallier cette arrivée massive de « nouveaux déchets », la première solution a été, pour chaque commune, de créer des décharges brutes, engendrant ainsi des nuisances et pollutions sans précèdent pour notre environnement sur les eaux superficielles ainsi que les nappes phréatiques, en rajoutant à cela un vecteur important d’incendie. Ce n’est que dans les années 80 que les premières idées désastreuses font leur apparition avec notamment la création des premiers incinérateurs d’ordures ménagères à échelle communale. Cette méthode fut d’autant plus chaotique que l’ensemble de ces incinérateurs ont arrêté de fonctionner entre 2002 et 2005 à cause d’une pollution sans précédent, en raison notamment des fumées toxiques dégagées par ces machines. La première « réflexion » n’apparaitra dans la sphère politique qu’à l’année 1995, initiée par l’Office de l’Environnement de la Corse. Ce n’est que 3 ans après, en 1998, que les deusx départements rédigeront un plan d’élimination des déchets qui n’aura servi malheureusement à rien compte tenu de l’avis du Ministère de l’Environnement qui, lui, préconisera un seul plan pour l’ensemble de notre territoire. La preuve d’un désintéressement total de la part des élus durant ces veilles années n’est plus à apporter: il sera tel que la préfecture de corse devra réactiver le dossier, afin de solutionner la problématique de la gestion des déchets. En 2002 sera alors voté le Plan Interdépartemental d’Elimination des Déchets Ménagers et Assimilés, ainsi que la création du SYVADEC en 2005. Durant toutes ces années, entre débats contradictoires, recherches, plans d’action, etc... aucune « des solutions », en parfait accord avec nos principes de base, ne se sont dégagées. L’enjeu politique est certainement de taille, mais rien ne peut être plus important que l’impact environnemental, qu’à terme une mauvaise gestion, pour ne pas dire une « non-gestion », pourra engendrer sur notre terre. C’est pour cela qu’il semble essentiel de rappeler que la source même de la crise des déchets en Corse, comme rappelé en début d’article, a été la modification brutale de nos méthodes de consommation, dès les années 1960 et 1970. Cette nouvelle consommation de masse, a créé de toute pièce cette crise existante, avec notamment l’apparition de nouveaux déchets plastiques, verre, aluminium ou autres, à raison d’une surindustrialisation liée à une politique mondiale basée sur l’ultra libéralisme. De ce fait, quels autres choix vont alors se poser aux producteurs de déchets que celui de pallier au désastre de cette surconsommation ? La responsabilité des grandes-surfaces est tout aussi importante dans le sens où elle induit, à elle seule, la nécessité d’une surproduction d’emballage, pour un meilleur packaging, une meilleure préservation, et aussi, un coût plus élevé à la revente. La mise en place d’achat en vrac, l’arrêt des bouteilles en plastique pour une création de consigne sur l’ensemble des bouteilles en verre peuvent être, en l’état, un début de solution dans l’objectif de contrecarrer cette logique de suremballage, imposée par une politique néfaste de surrentabilité, à défaut de favoriser une méthode plus écologique. La première pierre que nous devons poser ensemble sera de promouvoir le principe de zéro déchet. Car au-delà du constat que « la meilleure façon de traiter les déchets, est de ne pas les produire », et ainsi de promouvoir le Zéro Déchet, il s’agit également de mieux développer l’économie sociale et solidaire, de renforcer l’ensemble des circuits courts, de réinventer un nouveau système économique basé sur une nouvelle agriculture, une nouvelle industrialisation et, ainsi, une véritable économie circulaire profitable à tous, mais aussi, et c’est là tout l’enjeu, une véritable vision pour la sauvegarde de notre environnement. Le Tri à la source L’ensemble de la crise que nous traversons encore aujourd’hui, aura permis de dégager un ordre d’idée majeur qui est le tri sélectif au porte à porte. « En 2019 en Corse, chaque habitant a produit 730 kg de déchets dits municipaux, soit un volume total de 241 080 tonnes. 36 % de ce volume total est recyclé grâce aux moyens mis à disposition des habitants : poubelles et bornes de tri sélectif pour les emballages, le verre et le papier ; composteurs individuels ou partagés ; réseau des 22 recycleries » Source : Bilan annuel du trie en Corse 2020*) Le taux de tri et de résiduel en 2019* : Si nous commençons à être témoins d’un changement d’habitude de la part des corses, il est important de prendre en considération plusieurs données. Pour rappel l’ensemble des directives européennes nous impose les objectifs suivants : Le tri des emballages, du verre et du papier, devra être effectué à hauteur de 55% à l’horizon 2025 ; 60% en 2030 et 65% en 2035. Aussi, Le taux de tri s’établit aujourd’hui à 36 % soit 266 kg/hab. (contre 32 % en 2018). Entre août 2017 et juillet 2020, le volume total des collectes sélectives d’emballages, de verre et de papier a augmenté de plus de 24 %. Cette hausse découle principalement de l’augmentation considérable de la collecte des emballages : + 70 % en trois ans. Ce résultat significatif témoigne des effets positifs de la mise en place anticipée de l’extension des consignes de tri entrée en vigueur en août 2018, et, peut ainsi paraître comme un excellent résultat. Cependant, si une partie de ces chiffres peuvent en l’état, être rassurants, l’objectif d’augmenter notre capacité de tri à hauteur de 19% en seulement 3 ans relève des tâches les plus complexes, sachant que l’objectif pour notre mouvement reste inchangé*, à savoir viser 80% du tri sélectif en Corse. (Corsica 21)* Aussi, la dernière donnée à prendre en compte, reste l’augmentation significative du nombre de nos habitants Avec 338 554 habitants au 1er janvier 2018, la population de la Corse a augmenté en moyenne de 1,1 % sur les cinq dernières années*. Cette croissance soutenue place notre pays parmi les « départements français » les plus dynamiques. (Source Insee) Le tri à la source, eu égard à l’ensemble de ces données, peut paraître aller dans le bon sens. Cependant nous rappelons la nécessité de devoir accélérer ce processus qui n’est clairement pas à la hauteur des enjeux. Au vu des expériences dans le domaine du tri sélectif que nous avons pu observer, aussi bien dans le rural que dans le milieu urbain, la seule solution permettant d’atteindre notre objectif de tri de 80% est le ramassage quotidien des ordures ménagères au porte à porte. Le passage au tri sélectif au porte à porte nécessite également d’employer plus de personnels pour pouvoir effectuer les tournées nécessaires au bon fonctionnement du dispositif parce qu’il doit s’accompagner du retrait progressif des poubelles actuelles et des bornes de tri déjà installées. Des filières pour le rachat des ordures recyclées sont déjà presque toutes en place en dehors de celle pour les déchets fermentescibles que le SYVADEC aurait dû mettre en place rapidement pieve par pieve. Les intercommunalités, véritables acteurs d’une meilleure gestion. Si aujourd’hui nous confirmons la nécessité de mettre fin au SYVADEC, qui n’est que complication politique et administrative, nous réaffirmons alors le fait que l’ensemble des Intercommunalités doivent récupérer les prérogatives du traitement et de la valorisation de leurs propres déchets. Si l’Assemblée de Corse vote un Plan de gestion des déchets, elle doit aujourd’hui s’appuyer sur l’expertise et la concertation de la Chambre des Territoires ainsi que du CESEC, pour ainsi permettre à chaque EPCI, en application dudit Plan, la gestion de ses propres déchets. Comme exemple concret, l’EPCI sera en mesure de récolter ces déchets, avec application du tri à la source directement chez le producteur de déchets, emmènera l’ensemble des déchets triés au sein de ses plateformes de récoltes déjà existantes pour un « sur-tri » et ainsi aura à disposition son propre service de valorisation et de traitement. L’installation de ces nouvelles plateformes de « sur-tri » et de traitement des déchets, peut prendre la forme d’une multitude de procédés, excluant bien évidement l’élimination thermique des déchets par incinération. Il est important de se placer dans l’innovation, de traiter et ainsi valoriser intelligemment, dans l’objectif de se servir de nos propres déchets non pas comme « une crise et un fardeau » mais comme une richesse. Grâce à de multiples procédés, chaque intercommunalité, pourra valoriser une partie de ses propres déchets en Combustibles Solide de Récupération, avec deux choix : Les stocker dans un premier temps (Déchet inerte grâce à de nouveaux procédés innovants, déjà en application dans de nombreux pays) Se servir de ses CSR afin de créer une véritable richesse pour les collectivités avec sa commercialisation. En effet ces CSR pourront servir de matière première dans bien des cas, comme l’Eco construction, combustible pour chauffage, réalisation d’enrobé pour route, etc. Cette première solution pourra en effet permettre la création de futures filières innovantes et ainsi rentrer dans une véritable économie verte et durable. Ainsi, lesdits déchets récoltés, triés, recyclés et valorisés, serviront de matière première grâce aux procédés innovants déjà en application dans d’autre pays. Cette nouvelle stratégie permettra à la fois de baisser de façon drastique le coût du traitement des déchets actuellement exorbitant, de valoriser ces déchets afin d’en créer une richesse, de maitriser publiquement avec l’aide potentielle de privés, la gestion de nos déchets et de leur valorisation. Mais aussi de financer de nouveaux projets grâce à cette rentabilité créée, et ainsi s’inscrire dans une véritable politique de développement durable et de sauvegarde de notre environnement. Le simple fait de donner à chaque intercommunalité la compétence traitement et valorisation des déchets, réduira l’impact carbone, considérablement élevé, laissé par l’ensemble des transporteurs privés, qui actuellement récupèrent les déchets aux différents points de récolte, pour les transporter soit sur le continent, soit dans les centres d’enfouissement. L’impact carbone laissé par l’ensemble de ces transports est absolument à prendre en compte dans ladite crise des déchets. La solution de faire de l’intercommunalité, le récolteur, l’ambassadeur de tri d’une meilleure « production » du déchet, et, de ce fait, l’entité publique en charge de valoriser et traiter, est pour notre mouvement, le début de la solution de cette crise. Un exemple, le JAPON Les objectifs de recyclage et de réduction de déchets guident de plus en plus de politiques locales nippones. Ainsi, le village de Kamikatsu a par exemple atteint un taux de recyclage des déchets de 80 % en imposant des consignes de tri strictes, en mettant en place des systèmes de troc, des opérations de sensibilisation, des ateliers d‘upcycling, etc... Les retombées écologiques, mais aussi économiques et sociales observées, sont très positives. En effet, la loi japonaise fixe le rôle de chaque acteur : l’État et les collectivités locales ont ainsi pour responsabilité d’inciter les particuliers et entreprises à agir – notamment en leur fournissant les moyens de collecte, de tri et de recyclage adéquats – et de punir les comportements inadaptés. Tous les acteurs de la société se doivent d’optimiser le cycle des biens qu’ils consomment et de gérer de manière appropriée la fin de vie de ces derniers. Ainsi, deux principes coexistent dans la loi japonaise : Le principe, « Responsabilité Étendue du Producteur », selon lequel les producteurs portent un certain degré de responsabilité dans le recyclage et la gestion appropriée de leurs produits (même après que ces derniers aient été utilisés et éliminés), et celui d’une responsabilité incombant au générateur de déchets (y compris le consommateur) de les recycler et les éliminer de manière adéquate. C’est pour cela que les municipalités japonaises sont au cœur de la problématique de gestion des déchets. Elles formulent et mettent en œuvre les plans concrets de gestion des déchets sur leur territoire et ont la responsabilité de collecter, traiter et éliminer les déchets « municipaux » (par opposition aux déchets d’entreprises). Elles disposent donc d’une assez grande latitude dans la façon dont elles choisissent de gérer les déchets : cette gestion peut être soit directe (i.e. réalisée par les services municipaux), déléguée (i.e. confiée par la localité à un opérateur privé) ou « autorisée » (i.e. où la collectivité autorise des particuliers ou entreprises à contracter avec un opérateur privé pour la gestion de leurs déchets). Si il est difficile de comparer les municipalités japonaises et les nôtres, il convient simplement de les remplacer par nos « Intercommunalités ».     assemblea di corsica : u gruppu corsica libera Depuis des décennies dans les domaines de traitements de déchets, comme dans de nombreux autres, la Corse est en situation de sous-développement, qui est la résultante des politiques coloniales successives et de l‘incurie de ceux qui ont eu à gérer la Corse jusqu‘à 2015. Alors que le mouvement national a toujours été à la pointe en matière de propositions innovantes et de protection de l‘environnement, les tenants de la Corse française se complaisaient dans les politiques mortifères du tout enfouissement et de la gestion privée. La séance de l‘Assemblée de Corse du 26 février a permis de clarifier les positions des différents courants politiques sur ce sujet et de valider, par le vote, un choix assumé dans le domaine de la gestion des déchets. A cette occasion, les élus de la Corse étaient amenés à débattre du futur PTPGD, à savoir le Plan territorial de prévention et de gestion des déchets qui s‘imposera après adoption définitive aux intercommunalités, au Syvadec et aux opérateurs privés. Notons à ce sujet que la procédure d‘adoption de ce plan relève, pour reprendre l‘expression de Petru Antone TOMASI d‘une « bizarrerie institutionnelle ». Alors que les régions de droit commun maîtrisent la totalité du processus d‘élaboration du plan, en Corse, c‘est une commission spéciale composée en grande partie de représentants des intercommunalités ou du Syvadec qui élabore le projet de plan. Cela n‘est pas neutre et explique la surprise de nombreux militants à la lecture du projet de plan initial qui diffère grandement de nos options sur nombre d‘orientations. Durant le débat, après la présentation du rapport du Conseil Exécutif par François SARGENTINI, Petru Antone TOMASI, a défendu, au nom du groupe Corsica Libera, les fondamentaux de notre politique, à savoir : - La montée en puissance du tri à la source comme priorité absolue grâce, par exemple, au développement d‘une tarification incitative, voire comme l‘a proposé y compris un élu de l‘opposition (François-Xavier Ceccoli) une taxation de la production de déchets des personnes extérieures à la Corse. - Le refus sans ambiguïté de l‘incinérateur pour des raisons à la fois sanitaires, économiques, voire même, désormais, réglementaires. - La réaffirmation de la maîtrise publique des infrastructures de traitement et de transports (fret ferroviaire) des déchets pour parer toutes les velléités de mainmise dans un secteur extrêmement lucratif et donc extrêmement sensible. A cet égard, le Président du groupe a, en même temps qu‘il lui apportait publiquement son soutien suite à l‘incendie contre des engins de la Communautés de Communes de Lisula-Balagna, salué les annonces faites par Lionel MORTINI et notamment la création d‘un centre public de stockage des déchets inertes de petite capacité (20.000 t) adapté à son territoire. Cette expérience de centres équitablement répartis dans les territoires ayant vocation à se reproduire ailleurs : la délibération de l‘Assemblée de Corse acte un nombre pouvant aller de 4 à 5. - L‘inclusion au sein de la stratégie d‘usines de méthanisation, non pas dans une dimension industrielle (le projet de plan prévoyait un méthaniseur de 130.000 t), mais dans le cadre du traitement de biodéchets d‘origine végétale ou animale par exemple. - Enfin, la ligne de clivage avec une partie de l‘opposition a surtout porté sur le projet d‘usine de surtri porté par la CAPA (un autre projet pourrait voir le jour sur Monte). La majorité nationaliste a accepté le principe de ces usines pour accompagner la montée en puissance du tri et réduire les volumes destinés au stockage. Dans cet esprit, les tonnages que ces usines auront à traiter seront appelés à baisser chaque année au fur et à mesure que le tri augmentera. Or, le projet lancé par la CAPA (l‘appel d‘offres est publié) est complètement surdimensionné. Alors que la CAPA figure aujourd‘hui dans les derniers de la classe pour le tri (0% pour la collecte des biodéchets !), ce projet de centre de surtri confirme que la CAPA ne souhaite pas trier puisqu‘en 2030 80% des déchets de cette région seraient traités par cette usine ! Le Président du groupe Corsica Libera a donc dénoncé ce qu‘il considère comme « une insulte à l‘intelligence des Corses et à l‘intelligence de l‘Assemblée et de sa majorité ». Des Corses d‘abord parce que l‘on fait croire que la CAPA soutient le tri alors qu‘elle porte un projet dicté par la seule rentabilité économique qui va empêcher tout tri ! A la majorité, parce que le projet actuel de la CAPA est un reniement à la parole donnée et signée en 2016 (centre dimensionné sur les objectifs de tri, maîtrise publique). Les amendements portés et votés par l‘ensemble de la majorité lors de cette session permettent de verser à l‘enquête publique une vision claire de ce que doit être une gestion saine du traitement des déchets. Il reviendra devant l‘Assemblée de Corse pour une approbation définitive dans près de dix mois. MARE VIVU : UNE JEUNESSE à plein bouillon face au drame environnemental Fondée il y a quatre ans par deux amis corses en études à Paris, l’association Mare Vivu a une histoire peu conventionnelle dans le paysage environnemental insulaire. À commencer par deux parcours universitaires que rien ne lie à l’environnement, si ce n’est un attachement viscéral à leur île. C’est pour trouver des réponses face au constat de plus en plus accablant des scientifiques, tenter d’en comprendre les manifestations et se donner des moyens de réagir que cette association est née. Rien de très « écologiste » là-dedans. C’est une jeune association, portée par des jeunes, et au service des jeunes. Dans le seul souci de leur avenir. La démarche est donc à fois scientifique, pédagogique et engagée : sur le terrain, l’association mène des opérations de caractérisation scientifique en partenariat avec divers organismes de recherche (CNRS, Ifremer…), puis utilise dans la foulée ces données comme témoignages pour informer et sensibiliser le public, en redoublant d’effort et d’imagination pour toucher un maximum de monde possible. Historiquement l’association s’est beaucoup spécialisée sur la problématique de la pollution plastique, même si en réalité toutes les thématiques y passent : habitats marins, réchauffement climatique, espèces invasives… mais également sobriété numérique, expérimentations low-tech, zéro déchet… L’association se veut à la fois laboratoire et manifeste, outil d‘expérimentation et d‘expression, support d‘information et d‘action. Elle vise à questionner, décrypter et réformer « par la base » nos choix de société dans le seul souci d’assurer un avenir juste à cette jeune génération.   Biomédias : pollution sans précédent à la Marana Des dizaines de milliers de filtres plastiques disséminés sur la plage du lido de la Marana Un dimanche matin maussade, qu‘on pourrait croire ordinaire pour un jour de février. Et pourtant, malgré la météo pluvieuse, une petite centaine de personnes se sont rassemblées munies de gants et de filets, pour réagir face à une pollution sidérante. A perte de vue, la plage de sable fin est constellée de dizaines de milliers de petits camemberts en plastique, qui depuis plusieurs semaines se déversent en continu sur le lido de la Marana, puis désormais sur l’ensemble du littoral insulaire. Les biomédias (ou médias filtrants) sont de petits filtres circulaires en plastique utilisés depuis le début des années 2000 dans de nombreuses stations d‘épuration municipales ou industrielles (pisciculture, papeterie). Il en existe plusieurs types, de formes, tailles et couleurs différentes, en fonction de l‘usage du bassin et des eaux traitées. Leur rôle est de servir de support aux micro-organismes qui, en s‘y agglutinant, permettent de dégrader plus efficacement la matière organique pendant la phase de traitement biologique des eaux, améliorant ainsi le rendement de la station jusqu’à 30%. Malheureusement, plusieurs incidents peuvent conduire à ces cas de pollution : fortes pluies causant des débordements de bassins, opérations de maintenance, pannes techniques, ou tout simplement défauts de conception des installations, comme l’absence de grilles de rétention pour ces biomédias. Outre la catastrophe environnementale que ces incidents génèrent, les biomédias constituent un grave risque sanitaire car ils sont contaminés par de nombreux germes et bactéries contenus dans les eaux usées. Le bilan de la collecte organisée par Mare Vivu est glaçant : au total, quelques centaines de milliers de ces filtres ont été ramassés par les bénévoles, sur une portion de la Marana allant de l’embouchure de l’étang jusqu’à Pineto. Mais depuis lors, les signalements affluent de partout en Corse, et des milliers d’autres biomédias du même type sont retrouvés tout autour du littoral insulaire.

Marzu #135 : hè esciutu !

U Ribombu Internaziunale #135 di Marzu 2021 ! U numaru hè esciutu : Paradisu o Isula mullizzu, l'ora di a scelta ! - Corsica Libera : "Quand vous déciderez-vous enfin à ne plus revenir?“ - Internaziunale : Grande victoire aux élections des indépendantistes en Catalogne et en Kanaky - Adecec Voce Nustrale : Santu Ghjiseppu - Allindì è u filmettu per a Madonuccia - Antoine Marielli è u so dizziunàriu https://uribombu.corsica/produit/n135-marzu-du-2021/ Pour les abonnés, choisissez simplement "ajouter au panier" puis confirmer votre commande dans votre panier. Vous pourrez directement le télécharger. www.uribombu.corsica

Cartulare : U Fundariu

A SPECULAZIONE da Alexandra Bischof Depuis des années, la lutte contre la spéculation immobilière et la bétonisation des côtes est engagée. Le fait que chaque Corse puisse vivre et travailler sur sa terre est un des points fondamentaux de la politique que nous défendons. Pourtant, en regardant les chiffres, nous arrivons aujourd’hui à un constat plus qu’alarmant. En effet, selon l’INSEE, en 2017 la Corse compte 72 000 résidences déclarées comme secondaires soit 28,8 % de l’ensemble des logements. Cela représente trois fois plus que la moyenne française (9,7 %). Ces chiffres classent la Corse parmi ceux qui ont les parts les plus importantes de résidences secondaires. En 2018, une nouvelle étude de l’INSEE dévoile que depuis une dizaine d‘années la Corse gagne plus de 5 000 logements par an. L‘institut note d‘ailleurs que la Corse enregistre la plus forte croissance du parc de logements. Le part des résidences secondaires à l‘augmentation du parc de logements en Corse est plus importante que partout ailleurs avec 54,3 % (contre 11,2 % en moyenne française). En 2020, la Corse compte 72 000 habitations déclarées comme secondaires, ce qui représente 28,8 % du parc de logements. Plus d’une résidence secondaire sur deux c’est-à-dire 36 500 (55%) appartiennent à des propriétaires qui résident en France. Ces logements utilisés comme résidences secondaires s’avèrent être souvent plus proches de la mer que les résidences principales avec 34 % à moins de 500 mètres de la côte, contre 25 % pour celles des résidents corses. Les habitants des résidences secondaires sont des ménages aisés, leur niveau médian de 1,6 fois supérieur à celui des ménages des résidences principales avec un niveau de vie médian 1,4 fois supérieur à celui des propriétaires de résidences secondaires insulaires. Le coût du foncier a fortement augmenté. Entre 2016 et 2019, le foncier a augmenté plus vite qu’en France : +68% contre 36% et le coût quatre fois plus vite (+138% contre 64%). Selon un article de Corse-matin, malgré la crise économique induite par le contexte sanitaire, les réseaux d‘immobilier de prestige affichent « une forme insolente » avec une activité même supérieure à celle enregistrée l‘an dernier à la même période. Cible d’appétits spéculatifs féroces, nous nous rendons compte à quel point la Corse est prisée. De nationalité française pour la grande majorité d‘entre eux, ils se disputent les plus belles villas du territoire. La demande est d’ailleurs constante sur le marché. Des projets hôteliers, des établissements de luxe, des résidences secondaires s’affranchissent depuis des années des règles d’urbanisme. De plus, il se produit une accélération de la bétonisation sur des sites pourtant inconstructibles. A travers ces chiffres demeure une triste réalité : les Corses ne parviennent à se loger décemment, l’accession à la propriété pour nos jeunes devient très compliquée et les jeunes agriculteurs rencontrent des difficultés pour s’installer. Le 5 mars 2018, le tribunal administratif de Bastia annulait la délibération de l’Assemblée de Corse du 2 octobre 2015 lors de l’adoption du PADDUC qui fixait les Espaces Stratégiques Agricoles. Le 26 juillet 2018, était adopté sur proposition du Président du Conseil Exécutif, la modification du PADDUC en vue du rétablissement de la carte des Espaces Stratégiques Agricoles. Par cette délibération le président du Conseil Exécutif s‘engageait à mettre en œuvre cette procédure de modification du document en étant assisté par l’agence de l’Aménagement durable de l’Urbanisme et de l’Energie de la Corse. La délibération qui fixe les modalités de la procédure de modification des ESA a été approuvée le 26 juillet 2018 par l’Assemble de Corse. Le rapport présenté par le Président du Conseil exécutif indiquait que l’absence de cartographie ne remettait pas en cause le caractère inconstructible des ESA, et appelait les autorités compétentes, pour l’instruction et le contrôle des actes d’urbanisme, à une vigilance accrue en vue de faire appliquer les dispositions du PADDUC. En réponse, la prêfète avait assuré le principe d’inconstructibilité de ces espaces et que les services de l’Etat respectaient les dispositions du PADDUC. Pourtant, de nombreux permis de construire sont toujours délivrés par les communes et les services de l’Etat émettent systématiquement des avis favorables sur ces espaces stratégiques agricoles pourtant protégés par le PADDUC. Les documents d’urbanisme sont de surcroit, incompatibles avec le PADDUC ce qui ne peut qu’aggraver la pression foncière subie par la population. La lutte contre la spéculation a été menée de longue années par les Corses, il convient à présent à l’Etat français de prendre en compte les revendications de notre peuple. Cette situation engendre des écarts sociaux importants. Ces dernières années, certaines communes sont devenues totalement inaccessibles. Selon le rapport d‘information sur les marchés fonciers et immobiliers réalisé par l‘Agence d‘aménagement durable, d‘Urbanisme et d‘Energie, en dix ans, le prix du foncier a augmenté de 138 % en moyenne sur l‘ensemble du territoire insulaire. « Entre 2006 et 2007, ce coût s‘est accru quatre fois plus vite que sur le continent (+ 36 %). Sur la même période, le prix moyen du mètre carré bâti a augmenté de 36 % en Corse, contre 35 % pour le reste du territoire métropolitain. » Il est également indiqué que 42 communes, soit 12 % des villes et villages de Corse, sont devenues « inaccessibles » aujourd’hui. Les communes qualifiées de « non accessibles » sont toutes situées sur le littoral ou à proximité immédiate. Hormis le Centre Corse, toutes les régions de l‘île sont concernées par ce phénomène. « Les territoires les plus urbanisés ou les plus touristiques présentent les taux de communes « non accessibles » les plus élevés : l‘Extrême-Sud, la Balagne, la région bastiaise et le très recherché pays ajaccien, dont 52 % des communes sont présentées comme « inaccessibles ». En février 2018 Emmanuel Macron affirmait lors de sa venue en Corse que « la mise en œuvre d’un statut de résident en Corse, n’était pas la bonne réponse aux problèmes immobiliers de l’île ». Au cours de sa dernière visite, le Président Macron s’est exprimé sur la hausse des prix immobiliers qui privent les Corses de l’accès à la propriété́ et a déclaré : « Il faut un renforcement des contrôles pour la régularisation des fonciers. Les compétences sont dématérialisées, donc c’est à la CDC d’agir. L’Etat sera au rendez-vous de ces exigences, il n’y aura pas de défaillances liées au Covid, il faudra faire au cas par cas et vérifier les bilans entreprise par entreprise » Le statut de résident réserve le droit à l‘acquisition de biens immobiliers en Corse à celles et ceux qui y résident depuis au moins cinq ans, à titre permanent à celles et ceux qui sont nés en Corse et à celles et ceux qui ont un parent, où un aïeul, qui est né ou est inhumé en Corse. L’objectif est de freiner la spéculation immobilière et permettre aux jeunes corses d‘accéder à la propriété sur leur île. Le statut de résident est une délibération de l‘Assemblée de Corse datant du 24 avril 2014, qui a toute sa légitimité politique. Paris a pourtant rejeté la délibération sans la moindre hésitation. La hausse des coûts du foncier, le taux exponentiel de résidences secondaires et les inégalités engendrées par cette situation privent une grande partie des Corses d’acquérir un bien familial et rend inaccessible certaines communes. Comment pouvons-nous l’accepter ? Les Corses ne peuvent être exclus sur leur propre terre. Notre mouvement a pourtant été force de propositions sur la question foncière. Corsica Libera s’est prononcé en faveur d’une démarche d‘expropriation de tous les biens immobiliers acquis en Corse depuis le 24 avril 2014 par des personnes ne remplissant pas les conditions posées par la délibération de l‘Assemblée de Corse. Une démarche soutenue par le Président de l’Assemblée de Corse, qui proposait quant à lui une solution fiscale en alternative : la mise en place d‘une résidence administrative et fiscale, qui permettrait de différencier ceux qui vivent en Corse ou la diaspora, des détenteurs de résidences secondaires extérieurs à la Corse. Elle ne donne pas la possibilité d‘acheter mais d‘être exonéré d‘une éventuelle surtaxe. Jugée anticonstitutionnelle, cette proposition avait été rejetée. Pour rappel, la loi finances de 2017 prévoit une surtaxe des résidences secondaires dans les zones dites d’habitat tendu allant de 5 à 60%. Corsica Libera déposait également une motion le 29 novembre 2019 à l’Assemblée de Corse demandant un recours contre tout document local d’urbanisme en cas de non-respect du PADDUC. Cette dernière visait à faire respecter les orientations politiques de l’Assemblée de Corse, exprimées notamment à l’occasion du vote du PADDUC en 2015, et les règles de droit qui découlent de ces décisions politiques. En effet, en mai 2019 une délibération sollicitait la signature d’une convention avec l’Etat afin de renforcer le contrôle de légalité avec la création d’un comité de suivi chargé de vérifier la légalité des autorisations d’urbanisme délivrées sur des parcelles présentant le caractère d’ESA ou le caractère d’espaces nécessaires au maintien ou au développement des activités agricoles, pastorales au sens des articles du code de l’urbanisme concernant respectivement les communes du littoral et les communes de montagne. Une proposition rejetée à son tour par la préfète de l’époque, Josiane Chevalier. L’Etat français ne peut continuer d’ignorer les décisions de notre Assemblée, en ne tenant compte de la situation politique Corse et des engagements pris. Les politiques défendues par Corsica Libera sont légitimes et les Corses ne peuvent être indéfiniment chassés de chez eux. Ainsi, faire valoir les choix démocratiquement exprimés doit demeurer une priorité. Aujourd’hui, la mobilisation doit continuer afin de lutter contre cette situation foncière.   TERRA SALVA presidenza di l'assemblea Lors de la séance publique de l’Assemblée de Corse en juillet 2019, suite à la présentation du rapport de l’AUE sur la situation foncière en Corse, chaque groupe a reconnu la gravité du phénomène de dépossession à l’œuvre. Les chiffres sont alarmants et le constat est plus qu’inquiétant : on n’a jamais autant construit dans l’île et les prix n’ont jamais été autant élevés. Face à cette situation, le statut de résident, voté en 2014 par l’Assemblée de Corse, demeure la solution la plus adaptée car il répondrait à des problématiques différentes, tant au niveau social qu’agricole et économique, et en matière de préservation de l’environnement. Cette proposition, pour l’heure, s’est heurtée à une fin de non-recevoir. Pourtant les Corses doivent défendre leur droit à demeurer dans leur pays afin de ne pas en être chassés par la force de l’argent, comme le font d’autres peuples, y compris dans l’Union Européenne. Le Président de l’Assemblée de Corse, conformément à son discours du 25 juillet 2019 en ouverture de la séance publique, propose de lancer une démarche collective de la Corse afin d’obtenir de Paris les moyens juridiques nécessaires pour traiter cette problématique. Dans cette démarche, les institutions devront naturellement tenir leur place, mais leur seule action ne saurait suffire à créer le nécessaire rapport de forces avec Paris. Le rapport réalisé par l’Agence de l’Urbanisme et de l’Energie relatif au foncier, présenté en juillet dernier à l’Assemblée de Corse, confirme l’ampleur de la démarche de dépossession à l’œuvre. Il mentionne notamment le chiffre de l’augmentation des prix des terrains constructibles : 138% en 7 ans ! Devant cette inquiétante réalité, en séance publique, les groupes de l’opposition ont dû reconnaître la gravité d’un phénomène mettant largement hors de portée des Corses l’accession à la propriété dans leur propre pays. Depuis de nombreuses années, le mouvement indépendantiste Corsica Libera avait défendu le principe de statut de résident, lequel a été validé à une forte majorité par l’Assemblée de Corse le 24 avril 2014. En décembre 2015, les nationalistes ont accédé aux responsabilités dans les principales institutions de l’île, puis à nouveau en décembre 2017, à la majorité absolue cette fois. Toutefois, les discussions engagées avec le gouvernement français au début de l’année 2018 n’ont pas permis d’avancer, les élus corses s’étant heurtés à une fin de non-recevoir. Pourtant les Corses doivent défendre leur droit à demeurer dans leur pays et à ne pas en être chassés par la force de l’argent. Les Corses doivent défendre leurs droits, comme d’autres peuples le font, y compris dans l’UE. Des solutions existent. À l’extérieur de l’Europe, les cas sont nombreux : observons que récemment, dans un cas beaucoup moins grave (60% d’augmentation du prix du foncier en 10 ans alors qu’en Corse il s’agit de 138% en 7 ans !) la Nouvelle Zélande a décidé d’interdire la vente de biens immobiliers à des étrangers. En Europe (mais hors UE) la Suisse protège également son patrimoine immobilier et limite drastiquement les possibilités d’acquisition par les étrangers. Au sein même de l’Union Européenne, Åland (province de Finlande) réserve l’achat de l’immobilier aux résidents, et le Danemark interdit l’achat de résidences secondaires aux étrangers. Il existe également le cas de Bolzano. Pour une double démarche, institutionnelle et populaire : « Terra salva » Cette démarche pourrait s’organiser autour d’un programme de négociation avec Paris, qui comprendrait les six points suivants : - Statut de résident - Résidence administrative et fiscale - Dispositif type « Bolzano » (Italie) - Centre des Intérêts Matériel et Moraux - Renforcement de la spécificité en matière de fiscalité du patrimoine (ex « arrêté Miot ») - Respect plein et entier par l’administration d’Etat du PADDUC, et notamment des 105.000 ha d’Espaces Stratégiques Agricoles (ESA).   GHJUVENTÙ LIBERA Depuis la décision du FLNC de sortir de la clandestinité et l‘accession du mouvement national “aux responsabilités“ à l‘assemblée de Corse, la part de résidences secondaires sur notre terre explose littéralement. Cette augmentation significative de logements appartenant à des non corses, et majoritairement à des Français semble ne plus pouvoir être freinée, tant les moyens à notre disposition pour lutter contre cet accaparement de la terre par les puissances de l‘argent sont limités. Le statut de résident aurait pu être un outil permettant de réguler cette situation mais c‘était sans compter sur la volonté de Paris de faire échouer systématiquement chaque tentative de notre part visant à endiguer le phénomène. Les Corses se retrouvent ainsi depossédés de leur terre et face à la flambée des prix, ne sont plus en capacité de se loger. Cet état de fait touche particulièrement notre jeunesse, qui dans un avenir proche sera contrainte à l‘exil si elle veut pouvoir se loger. Les résidences secondaires qui étaient encore hier des bronzodromes pour riche Français en fin de vie sont devenues des investissement rentables par le biais du développement des locations type B&B qui constituent une concurrence déloyale au secteur hôtelier et un facteur déterminant de l‘augmentation des prix du foncier. Heureusement le développement de ce nouveau secteur économique a des conséquences positives pour les Corses et particulièrement en matière d‘emplois, désormais nos jeunes sont invités à faire du gardiennage dans ces maisons où à en assurer l‘entretien. De communauté historique sur cette terre, nous serons bientôt devenus une communauté de domestiques, merci bwana. Les terres quand elles ne sont pas vouées à la speculation sont aujourd‘hui occupées par des bases militaires, ou réservées pour accueillir des locaux de gendarmeries et des logements pour les familles des forces d‘occupation. Les derniers chiffres de L‘INSEE prouvent que l‘immigration française sur notre sol tend à s‘accélérer, et cette vague migratoire se traduit par la mise en place de non Corses à des postes de responsabilité dans la plupart des administrations, c‘est le cas par exemple à Pôle Emploi où la direction affiche clairement son hostilité à la charte pour l‘emploi local et au principe de corsisation des emplois. En parallèle, l‘Ambassadeur de France en Corse continue de distribuer à tour de bras des permis de construire légaux ou pas, tout en continuant à se prendre pour le roi de l‘île. Le siècle dernier était celui de la décolonisation pour de nombreux pays du globe, ce siècle est celui de la recolonisation pour notre île. In parechje cità, so oghje messe in piazza iniziative per pruvà di fà calà u numeru di residenzie sicundarie, per via di una tassazione supplementaria. Ci vuleria da allargà st‘iniziative à l‘inseme di u nostru Paese è chjamemu i merri à andà in stu sensu. Chjamemu dinù una volta di più l‘Assemblea di Corsica à piglià in contu l‘urgenza di a situazione è à piglià e so rispunsabilità, andendu s‘ella ci vole sin‘à a disubbidienza civile ! A situazione hè chjara, per pudè campà Corsi annant‘à a nostra terra, a mubilizazione di u Populu Corsu hè più chè necessaria.

Da quì à pocu, u Ribombu di Ferraghju

➡️🔥Da quì à pocu, U Ribombu Internaziunale #134 di Ferraghju 2021 !   - Corsica Libera : Ritruvemu a strada di a Lotta - Cartulare : U Fundariu, a speculazione - Analise Pulitiche : Le temps du mépris - Adecec Voce Nustrale : Quellu ziu poveru carnavà ! - A scelta di u mese da Allindì - A pagina Spartimusica cù Clément Albertini   Da vene u vostru cap'articulu da Eric simoni   www.uribombu.corsica
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